Il doping esiste anche tra i minori. Il Coni ha reso noto che tre ragazzi minorenni sono stati trovati positivi ai test effettuati il 19 novembre scorso a Grosseto in occasione dei campionati italiani juniores di pugilato. In due delle provette analizzate sono state trovate tracce di furosemide un diuretico utilizzato in pazienti con scompenso cardiaco cronico, mentre in una terza è stata rilevata presenza di cannabis.
Una piaga dolorosa contro cui si combatte spesso una lotta impari dal momento che i rimedi sono sempre attuati in maniera troppo lenta a vantaggio dell'invenzione di nuovi medicinali, spesso artificiali e dannosi che incombono sul mercato nero e vanno ad alimentare speranze di vittoria negli atleti di ogni disciplina. La questione doping si aggrava ancor di più quando sfocia tra i ragazzi, tra le giovani promesse dello sport che dovrebbero, invece, basare la loro crescita sportiva sugli allenamenti e l'affinamento delle proprie abilitÃ*. E' allarmante sapere che tre pugili minorenni siano stati trovati positivi ai test effettuati nel laboratorio austriaco di Seibersdorf a seguito dei campionati nazionali juniores.
Il Coni, che non ha reso noti i nomi dei tre atleti, ha invece reso pubbliche le loro societÃ* di appartenenza: l'Asd Medaglia d'Oro, la Pugilistica G. Galilei e la Tifata Boxe Prisco Perugino. Le sostanze trovato sono in due circostanze il furosemide che è un medicinale utilizzato per colmare scompensi cardiaci, mentre nella terza provetta sono state rinvenute tracce di Thc, o più semplicemente cannabis. Insomma, un fenomeno che non conosce battute d'arresto e a cui bisognerebbe trovare un rimedio adeguato ed efficace per evitare, specie ai ragazzi, di cadere nell'illusioria trappola del doping.
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