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| Tags: mito, prometeo |
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| Admin 1,618034 ![]() | Il mito di Prometeo Ovviamente bisogna intendersi sulla disumanitÃ* di Zeus, poiché qui si ha a che fare con una divinitÃ* che presume di compiere un atto di giustizia nei confronti del consesso divino, cioè nei confronti delle esigenze di un ordine superiore, sovratemporale, a quello umano, come può essere superiore, nell'etica hegeliana, lo Stato alla societÃ* civile o all'individuo singolo (quest'ultimo, al di fuori della societÃ*, veniva addirittura considerato da Hegel come una mera astrazione). Efesto incatena Prometeo alla rupe caucasica con la consapevolezza che non si può violare l'ordine costituito, cioè incatena in quanto politico conservatore, anche se non vorrebbe farlo come uomo. Egli quindi rispetta la ragion di stato. SarÃ* poi la stesura del Prometeo liberato, andata perduta, che indurrÃ* Eschilo a fare di Efesto il liberatore di Prometeo con la conseguente riconciliazione di quest'ultimo con Zeus e l'accesso all'Olimpo. L'accusa che nel Prometeo incatenato Efesto muove a Prometeo è quella ufficiale per cui è stato da Zeus condannato e che si pone a un duplice livello, politico e culturale: ha diffuso la democrazia sociale tra gli uomini, mettendoli in condizione di pervenire all'ateismo. Potere (servo di Zeus) afferma chiaramente che l'esistenza degli dèi suppone l'assenza di libertÃ* per gli uomini, in quanto la libertÃ* è strettamente connessa al potere e solo chi ne dispone al massimo livello è davvero libero, quindi solo Zeus lo è. Tutti gli altri sono liberi in quanto si riconoscono in questa situazione e la accettano come un destino o una necessitÃ* che li sovrasta. Il dono che Prometeo fece agli uomini fu quello che avrebbe permesso loro di rendersi autonomi dalla dipendenza economica e insieme da quella religiosa, che le è strettamente correlata: il dono del fuoco, cioè il dono del lavoro, poiché il fuoco è fonte di trasformazione della materia prima (del ferro in particolare, fonte di supremazia militare). D'altra parte sono proprio le caratteristiche degli dèi dell'Olimpo, assai diverse da quelle delle divinitÃ* precedenti, che rendono quasi dovuto il sentimento di emancipazione degli uomini. Gli dèi sono tanto più autoritari quanto più gli uomini vorrebbero porsi in maniera autonoma. Prometeo non fece altro che tirare delle conseguenze logiche. Gli uomini, per potersi difendere da queste divinitÃ* bellicose hanno bisogno di maggiori poteri. "Zeus domina con nuovi poteri, oltre ogni legge", canta il coro delle Oceanine. Cioè il suo dominio somiglia molto da vicino a quello di una monarchia assoluta, che non deve rendere conto ai suoi pari né ad alcuna legge scritta; solo al fato deve sottomettersi, ma il fato è imperscrutabile, inaccessibile, totalmente indipendente dalla volontÃ* di chicchessia. In una situazione così "bloccata" agli uomini privi di potere non resta che credere nel fato o nel destino, nella speranza che le sue ragioni siano migliori di quelle dei potenti, uomini o dèi che siano, proiezioni consapevoli, quest'ultimi, della volontÃ* umana di dominio. Eschilo tuttavia fa dire a Prometeo che il destino di Zeus è segnato: verrÃ* sconfitto da un altro (un suo figlio) più potente di lui. "Un giorno egli sarÃ* spezzato e ammansito... vorrÃ* con me legarsi d'amicizia". Molto interessante è la descrizione della lotta tra Zeus e i Titani. Da questa lotta non emerse un vincitore soltanto, ma ben tre: Zeus dominava il cielo, Poseidone il mare e Ade l'aldilÃ*. Mare e terra venivano distinti, per cui Zeus non aveva potere sugli uomini quando questi si avventuravano sul mare. Una lotta che presumibilmente rifletteva un periodo in cui le polis si combattevano tra loro, qui simboleggiato dalla contesa tra i monti Olimpo e Otride, finché una triade ebbe la meglio, e di queste polis una, è da presumere, doveva essere posta ai confini dell'impero, l'altra dominava la terra e la terza il mare. Prometeo fa chiaramente capire che alla fine di questa lotta fratricida vinsero non i più forti (i Titani), ma i più astuti (i figli di Crono). E' dunque probabile che le prime civiltÃ* si basassero unicamente sul concetto di forza, senza possedere elevata cultura o capacitÃ* commerciale. E non è da escludere che la forza di queste civiltÃ* sia stata esagerata dalle civiltÃ* successive, risultate vincenti. Sotto questo aspetto è anche possibile che la lotta tra gli dèi sia il riflesso di una lotta tra civiltÃ* molto diverse nell'uso degli strumenti di lavoro (da quelli tecnologici fino agli schiavi, inclusa ovviamente la lavorazione della terra), e che alla fine siano risultate vincenti quelle capaci di piegare meglio le esigenze della morale a quelle della forza e del potere politico. In questa capacitÃ* di strumentalizzazione, di manipolazione ideologica, in questa progressiva falsificazione delle cose è emersa la superioritÃ* della civiltÃ* greca (minoico-micenea). Non sarebbe quindi strano pensare che in origine la guerra fosse p.es. tra popoli mediterranei e popoli di origine asiatica o caucasica (sciti, sarmati...), oppure, più semplicemente, tra la civiltÃ* cretese e quella micenea. E' lo stesso Eschilo (vissuto tra il 525 e il 456 a.C.) che, per bocca di Prometeo, fa l'elenco delle popolazioni sconfitte dai greci: gli uomini dell'occidente (in riferimento alla parte ovest del Mediterraneo, quindi in sostanza all'Africa, ma anche alle popolazioni italiche preromane), l'Asia santa (dal fiume Don all'Indo e al Nilo [Solo gli utenti registrati possono visualizzare tutti i links] ), la societÃ* matriarcale o delle "guerriere vergini" della Colchide (antica regione sul mar Nero, tra il Caucaso e l'Armenia), la schiera scita, nomade, delle lagune di Meotide (antico nome del mar d'Azov, dunque golfo della Sarmazia a nord del Ponto Eusino o mar Nero, abitato dalle Amazzoni), gli Arabi lungo il Caucaso, i selvaggi Calibi (popolo dell'Asia Minore). [Solo gli utenti registrati possono visualizzare tutti i links] Prometeo, in questa lotta, pur essendo inizialmente schierato, per ragioni di appartenenza etnica, con i Titani [Solo gli utenti registrati possono visualizzare tutti i links] , comprese che questi non sarebbero mai riusciti a vincere, semplicemente perché la loro organizzazione intorno al concetto di forza era troppo primitiva, troppo estranea al concetto di astuzia intelligente (metis), per cui scelse di stare dalla parte di Zeus. La differenza che Prometeo pone tra sé e Zeus è che questi, dopo la vittoria, non voleva riconoscere alcun diritto agli uomini, cioè al popolo lavoratore, che era stato ereditato vincendo i Titani e che Zeus avrebbe voluto -dice Prometeo con enfasi- sterminare o schiavizzare. Prometeo sembra riferirsi a una volontÃ* egemonica che gli appariva eccessiva, ingiustificata. In quanto titano egli sembra esprimere un senso di umanitÃ* superiore a quello di Zeus, probabilmente perché più originario, meno contaminato dal progresso tecnologico e culturale, dallo sviluppo dei commerci e della proprietÃ*. E pensare che fu lui stesso a decidere col consenso degli dèi dell'Olimpo come distribuire risorse e privilegi tra divinitÃ* e umanitÃ*, un tempo uniti attorno a una stessa mensa imbandita. Questo viene confermato nella Teogonia di Esiodo. Dopo la vittoria di Zeus, Prometeo fu costretto ad adeguarsi alla sua volontÃ*, nella speranza che i Titani e i popoli che vivevano con loro potessero emanciparsi come quelli greci, ma i vincitori della guerra preferivano usarli come soggetti colonizzati, senza alcun diritto, e Prometeo tradì una seconda volta, aiutando i mortali ad emanciparsi, dapprima infondendo loro l'esigenza di un riscatto, poi organizzandoli attorno all'idea di edificare una civiltÃ* con gli stessi mezzi della civiltÃ* che li aveva sconfitti e che li teneva oppressi. E diede loro la conoscenza per usare al meglio il fuoco, cioè diede loro i segreti dell'artigianato più avanzato. Oceano è l'altro Titano che, dopo la fine della guerra, comprese le ragioni di Prometeo. Ora però gli chiede di adattarsi alla nuova monarchia, prendendo atto della mutata situazione. Poiché si sente tradito dalle promesse di Zeus, Prometeo declina l'offerta, nella convinzione che la sconfitta è solo temporanea e che un giorno la nuova monarchia verrÃ* abbattuta. D'altra parte -egli spiega a Oceano- non è possibile una riconciliazione con Zeus e le altre divinitÃ* alleate, perché tutti l'avevano tradito assicurandogli all'inizio un trattamento equo per le popolazioni sconfitte. Prometeo ebbe pietÃ* dei mortali perché li vedeva vittime delle circostanze, soggetti a eventi non decisi da loro e ai quali, per incoscienza o inettitudine, non avevano saputo partecipare. A questa gente egli volle dare "pensiero e coscienza" e anche la capacitÃ* di vivere una vita più dignitosa, più produttiva, insegnando loro le arti e i mestieri che aveva appreso dalla civiltÃ* greca. Prometeo aveva dovuto riconoscere che la civiltÃ* ellenica era tecnologicamente, culturalmente di molto superiore alle civiltÃ* che vivevano ai confini del Mediterraneo. Ma aveva anche capito che questa superioritÃ* non si traduceva, di per sé, in un'occasione di crescita per le popolazioni sottomesse o sconfitte. E tra queste popolazioni le donne (rappresentate qui da Io) risultano le più oppresse, perché se gli uomini sono schiavizzati da altri uomini, le donne lo sono due volte. Zeus, anche in questo caso, rappresenta il potere che vuole strumentalizzare a suo piacere la figura femminile. Prometeo non vede futuro, nel Mediterraneo, per le donne e consiglia a Io di andare o verso oriente, verso l'Asia, oltre il Bosforo (lontane anche dalle civiltÃ* mediorientali), oppure in Africa, oltre il Nilo, cioè di lÃ* dalla civiltÃ* egizia. Prometeo cerca di spiegare, con linguaggio oscuro, a Io che il potere di Zeus verrÃ* superato e ripristinato il senso di umanitÃ* solo quando i valori femminili prevarranno sull'antagonismo maschile. Solo così Zeus capirÃ* la differenza tra "servire" e "regnare". E' a questo punto che entra in scena Ermes, messaggero di Zeus, che annuncia a Prometeo una ulteriore sevizia da parte di Zeus: un rapace, figlio di Tifone, verrÃ* a rodergli il fegato (sede del coraggio) in eterno, finché un altro dio non vorrÃ* sostituirlo o lui non vorrÃ* scendere nell'Ade per essere definitivamente dimenticato. Una leggenda posteriore permetterÃ* anche a Zeus di fare un dono agli uomini: quello del vaso di Pandora, pieno di sventure, eccetto una, simboleggiata nella speranza. In questa maniera gli uomini dovranno credere che le disgrazie della loro vita non dipendono da loro stessi, ma dal destino e quindi sono inevitabili, e nel contempo dovranno limitarsi a sopportarle illudendosi di poter migliorare nel futuro la loro condizione. 1 L'Asia interna, la Siberia, la Cina e l'estremo oriente furono ignote all'Europa fino al Medioevo. Asia è anche il nome di una provincia romana costituitasi intorno al 133 a.C. in un'area dell'odierna Turchia. 2 Prometeo era di stirpe regale o aristocratica, un uranide, figlio del titano Giapeto (a sua volta figlio di Urano e di Gea), gettato nel Tartaro da Zeus, e di Asia o Climene (a sua volta figlia di Oceano e di Teti). Prometeo aveva dunque Crono come zio e Zeus come cugino. I suoi fratelli erano:
Figli di Prometeo furono Asia e Deucalione, quest'ultimo re della Tessaglia, l'unico che insieme alla moglie Pirra meritarono, secondo Zeus, d'essere salvati dal diluvio universale. [Solo gli utenti registrati possono visualizzare tutti i links] |
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