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Vecchio 26-12-2005, 14.35.53   #1
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PC trusted, PC sicuri? Ma per chi?


In commercio i primi figli del trusted computing. I consumatori lanciano l'allarme ma le softwarehouse ribattono: non ci sono pericoli. In realtÃ* stanno arrivando i sistemi che prendono decisioni per conto di chi li compra

Roma - [Solo gli utenti registrati possono visualizzare tutti i links]
: i computer fidati sono tra di noi. Le macchine pensate per impedire un controllo pieno da parte dell'utente sono arrivate sul mercato. Sono giunte le prime, ne arriveranno altre. Sono i figli, perlopiù laptop, delle piattaforme di trusted computing, sono il parto dei centinaia di produttori hardware e software che aderiscono al [Solo gli utenti registrati possono visualizzare tutti i links]
rivoluzione per il mondo del computing. Una rivoluzione che, però, viene accolta con crescente [Solo gli utenti registrati possono visualizzare tutti i links]
da un numero sempre più elevato di utenti.




Sicurezza e privacy
Trusted, per il TCG, significa dotare le macchine di un chip in grado di far comunicare il computer con la casa madre. Obiettivo dichiarato è evitare l'accesso al PC da parte di soggetti non autorizzati, rafforzare le barriere contro cracker e truffatori vari, in sostanzaincrementare i livelli di sicurezza. Ogni computer, al momento di uscire dai magazzini della casa madre per sbarcare in commercio, viene quindi identificato in maniera univoca , senza che all'utente sia poi concessa la possibilitÃ* di sfuggire a questo controllo. Un sistema di sicurezza? Un sistema per limitare le funzionalitÃ* dei programmi pirata e assicurare il rispetto del diritto d'autore.

Così, ad esempio, l'industria della musica sarÃ* in grado di vendere brani scaricabili da Internet, che l'utente tuttavia non potrÃ* copiare, neppure per uso personale. SarÃ* possibile vendere compact disk che l'acquirente potrÃ* ascoltare solo un certo numero di volte, con la possibilitÃ* magari di acquistare pacchetti di ascolto, come fossero partite di calcio comprate una ad una. Non è un caso, evidentemente, che proprio lasorveglianza costante da parte dei produttori [Solo gli utenti registrati possono visualizzare tutti i links]
digitale presentato come angelo custode, che fugge al controllo del suo proprietario e ne limita le opzioni.

Tutto questo provoca un diffuso e rumoroso allarme da parte dei consumatori.

"Con alcuni prodotti in commercio per le feste natalizie siamo all'inizio della diffusione presso il pubblico di sistemi TC ready – dichiara allarmato Marco Calamari, specialista di integrazione dei sistemi - Sony, Dell, HP e tutti i principali fabbricanti di laptop hanno giÃ* immesso sul mercato modello dotati di modulo Tpm (Trusted Platform Module) hardware".

Calamari definisce questi dispositivi un "punto di non ritorno per una periferica hardware. Laddove esiste, l'utente non è più in grado di disporre totalmente di essa (almeno quando è accesa....). L'introduzione di laptop TC – prosegue - è stata fatta in maniera cauta, ma su tutto il fronte commerciale contemporaneamente. Questo la dice lunga su quanto ben meditato e pianificato sia questo primo passo". Una posizione confermata dai curatori della Wowarea, che sul loro [Solo gli utenti registrati possono visualizzare tutti i links]
riportano i nomi di alcuni prodotti Tpm giÃ* sul mercato: "Ci sono giÃ* desktop e notebook con Tpm forniti da Dell, Fujitsu, HP, Intel, Lenovo, Toshiba ed altri. Tpm richiede algoritmi crittografici forti come RSA SHA-1 e HMAC. Sto parlando di crittografia a 2048 bit: difficile da forzare".

Informazioni che trovano conferme nei fatti: il nuovo Vaio Bx di Sony, una nuova piattaforma di notebook enterprise sviluppata su quattro chassis ha infatti, tra le caratteristiche, il cuore del sistema TC: il famoso chip Trusted Platform Module (Tpm), che il sito italiano del produttore nipponico cita senza spiegarne le implicazioni. E lo stesso vale per i variToshiba Tecra S3Panasonic ToughbookFujitsu LifeBook T4020, solo per fare qualche esempio.

Negli ultimi tempi sono sorti sul Web numerosi gruppi di controinformazione sui rischi del trusted computing. Uno per tutti è [Solo gli utenti registrati possono visualizzare tutti i links]
, che va formandosi in movimento e che trae il suo nome dall'omonimo [Solo gli utenti registrati possono visualizzare tutti i links]
che immaginava un futuro all'insegna del controllo sociale sugli individui. Il sito è bilingue (inglese e italiano) e contiene interventi di esperti, articoli vari e un [Solo gli utenti registrati possono visualizzare tutti i links]
sui rischi per le libertÃ* individuali.

Ma i produttori minimizzano

Tra i produttori, sono in pochi a voler parlare dei rischi connessi all'interno di questi sistemi. Anna Price, portavoce del Trusted Computing Group si limita a sottolineare a Punto Informatico che "l'associazione è solo un consesso che tiene assieme i vari produttori, senza assumere decisioni operative".

Informazioni arrivano invece da [Solo gli utenti registrati possono visualizzare tutti i links]
, il principale operatore nel mirino dei contestatori. "Il progetto Palladium (un'emanazione del concetto di trusted computing che aveva visto il gigante di Redmond affiancato ai vari Compaq, HP, IBM, Intel e Amd, ndr.) è stato abbandonato per venire incontro alle rimostranze degli utenti e ai loro timori su presunte violazioni della privacy", commenta Fabrizio Albergati, direttore della divisione Windows Client di Microsoft Italia. "Continuiamo a lavorare invece – prosegue - sul progetto denominato in codice Tpn 1.2 che sarÃ* installato su Windows Vista, in uscita nell'autunno del 2006". Una soluzione che, secondo Albergati, non mette a rischio la segretezza delle informazioni per i clienti: "Si tratta di una soluzione di crittografia realizzata per evitare che le informazioni contenute in pc portatili smarriti (sono circa un migliaio nella sola cittÃ* di Roma) finiscano nelle mani di malintenzionati che potrebbero trarre vantaggio dalle informazioni riservate contenute nell'hard disk".

Questa è la visione dei produttori. Questa è la strada che hanno intrapreso. Il trusted computing è qui. Ai consumatori rimane il potere di scegliere, fanno notare in molti: solo rifiutando questa impostazione potranno spingere i vendor a cambiare rotta. Il portafoglio è l'unica arma che hanno. La useranno?



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