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Vecchio 18-03-2008, 22.44.06   #1
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La Dott.ssa Pazza è sulla strada della distinzione
Icon8 Il sacrificio irrazionale


Il sacrificio irrazionale


Autore: Cassandra Scalabrelli

Negli ultimi anni ci troviamo di fronte al crescere inarrestabile del numero di infanticidi, compiuti il più delle volte da mani materne.
Come può essere possibile che una madre compia un atto così innaturale come l’omicidio del proprio piccolo? Gli animali ci mostrano che la prima cosa che una femmina deve fare è occuparsi della prole fino a che questa non è in grado di far fronte ai pericoli del mondo esterno con le sue forze.

Cosa accade quando questa forma di istinto primordiale viene scacciata da un’atroce aggressività e si consumano drammi all’interno dei non più sicuri nuclei familiari?
Le motivazioni di cui ormai quasi quotidianamente si sente parlare sono molte.
Nella maggior parte dei casi ci troviamo di fronte a ritratti di donne colpite da gravi forme di depressione, post-partum o no, che commettono l’omicidio dei figli perché lasciate sole da persone che non sono state in grado di giudicare la loro pericolosità.

In queste situazioni solitamente vi è un contesto che non può stimolare la loro guarigione dalle problematiche psichiche, poiché è fatto di luoghi socialmente degradati, nei quali è impossibile progettare un recupero dalla malattia.
E’ in queste circostanze che a volte può emergere oltre alla voglia di farla finita, anche il desiderio insano di portare con sé i propri bambini per evitare loro di vivere la stessa inutile esistenza.

Ma l’infanticidio non è sempre il prodotto di un ambiente senza speranze. Non è raro infatti che un delitto di questo tipo sia messo in atto anche in contesti di benessere e ricchezza manifesta, all’interno di insospettabili famiglie ben viste agli occhi della gente comune. E’ in queste situazioni che inevitabilmente viene da chiedersi da cosa nasce questo sentimento di morte quando, almeno all’apparenza, la vita sembra aver regalato tutto.

Può essere in questi casi che le madri carnefici in realtà siano vittime di una follia assoluta, la quale non scaturisce dal contesto o da una società arida di valori, ma da una profonda ed oscura inquietudine interiore.
Non sempre comunque ci troviamo di fronte allo spettro della pazzia.
Spesso gli infanticidi sono eseguiti da donne sane in grado di uccidere in modo lucido, perché non ritengono di essere pronte a prendersi cura di un bambino, e perché il cambiamento che sconvolge la loro vita non era atteso né desiderato.

Quindi non sempre l’atrocità dell’atto è giustificabile con una diagnosi di malattia ed in questi casi è ancor più terrificante l’orrore dell’esecuzione di queste vittime piccole ed indifese.
Appare poi assurdo il tentativo di queste madri di inventare storie per accusare altre persone del loro gesto crudele, oppure il loro parlare di incidenti o di irrazionali motivazioni, come ad esempio la “possessione diabolica” del neonato.
Tutto questo per difendere sé stesse e la propria esistenza finalmente libera da ogni preoccupazione legata all’ingombrante presenza della piccola creatura che avevano messo al mondo.

In alcune culture non occidentali è presente una vera e propria pratica dell’infanticidio ed essa, seppur assolutamente non giustificabile, è legata alla sopravvivenza ed alle tradizioni di quei popoli che la utilizzano regolarmente.
Ma nella nostra “civiltà” occidentale non ci sono scuse valide per chi commette atti di questo genere.
Non basta parlare di mancanza di sicurezze e di valori da parte della nostra società, o delle troppe rinunce che le madri sono costrette a fare.

Si sa per certo ad esempio che l'Italia è una delle nazioni con il più basso tasso di natalità al mondo, e per alcuni, oltre alle motivazioni di tipo economico è possibile parlare anche di una forza inconscia che spinge le donne a limitare le nascite, in un territorio ormai quasi privo di risorse utilizzabili.
Negli ultimi anni oltretutto a peggiorare la situazione vi è stato nel nostro paese un aumento degli infanticidi di circa il 41%.
E questo è ciò che accade anche negli Stati Uniti, terra nella quale ogni anno la cronaca racconta di circa 1000 bambini uccisi dai propri genitori, soprattutto dalla madre.

Indipendentemente dal paese di appartenenza, senza dubbio la maternità non è facile per nessuna donna poiché in essa l'amore per il figlio deve convivere con una sorta di sacrificio, da parte della madre, dello stile di vita precedente al momento della nascita del piccolo.

E’ necessario impedire il generarsi di questo malessere: la nostra società così all’avanguardia su tutti i fronti non deve abbandonare le donne dopo il parto ad un percorso non sempre facile, ma deve educare le famiglie alla comprensione di queste problematiche ed eventualmente guidarle alla consultazione di specialisti, in grado di fornire un sostegno efficace per lo sviluppo e la salvaguardia del naturale rapporto madre-figlio.

Per quanto riguarda poi l’aspetto giuridico, da sempre tendenzialmente c’è una sorta di esitazione alla condanna delle madri, che spinge il più delle volte ad un’eccessiva clemenza della corte.
Ad esempio, già nell’Inghilterra dei primi del novecento il parlamento arrivò a ridefinire l’infanticidio come meno grave rispetto all’omicidio di individui adulti, in quanto non si riusciva a convincere le giurie che una madre potesse essere un individuo crudele, capace di fare del male.
Anche in Canada per molto tempo le madri killer sono state considerate innocenti, seppur di fronte a prove inconfutabili.

Attualmente è frequente la giustificazione data dal punto di vista psichiatrico, in quanto spesso si parla di depressione, stress materno e incapacità di intendere e di volere.
Quindi ci imbattiamo in donne considerate vittime malate, indifese, senza aiuto, che sacrificano i figli in nome del loro male di vivere.
Ma è giusto ritenere che siano giudicate meno severamente di fronte a crimini così atroci?


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(Mark Twain)
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