Un gruppo di commissari europei si è espresso sull'archiviazione dei dati personali da parte di motori di ricerca. Sarebbero sufficienti sei mesi per fini statistici, dopodiché devono essere cancellati. La proposta passa ora al tavolo della Commissione europea.
Aria di cambiamenti per l'internet europea. Venerdì scorso è stato infatti pubblicato un documento della Commissione europea sulla protezione dei dati personali che vengono gestiti dai motori di ricerca. Il rapporto denominato Art. 29 ([Solo gli utenti registrati possono visualizzare tutti i links] ) raccoglie una serie di raccomandazioni, di cui la più importante è un nuovo termine temporale entro il quale si potranno mantenere i dati personali raccolti sugli utenti, cioè sei mesi. Una bella differenza dalle attuali politiche di Google e compari che sono nell'ordine di 18-24 mesi.
Il [Solo gli utenti registrati possono visualizzare tutti i links] ha come obiettivi la promozione di normative unificate per l'Ue in materia di protezione dei dati personali, intervenendo con studi specificamente rivolti alla salvaguardia della privacy degli utenti. Il 3-4 aprile si è quindi riunito a Bruxelles il Wp per esprimere il proprio giudizio esclusivamente sui motori di ricerca e sulle politiche di mantenimento dei dati considerate eccessive. Il passaggio successivo per quanto riguarda la normativa europea è quello di aspettare un responso direttamente dalla Commissione che considererà se trasformare la raccomandazione del Working Party in una direttiva europea oppure se agirà in altro modo.
Ogni motore di ricerca, prima ancora di un'azienda, è un'entità che gestisce dati personali e ha quindi responsabilità e doveri nei confronti della legislazione e degli utenti. I dati perciò possono essere archiviati e utilizzati da parte dai motori di ricerca, ma solo per ragioni lecite ed entro un certo lasso di tempo che, secondo il Wp, non dovrebbe superare i sei mesi. Due sono i dati personali di cui si parla nell'Articolo 29: da un lato le informazioni tecniche sugli utenti (indirizzi IP, cookies e file di log che possono delineare le abitudini di ricerca e profilazione), dall'altro l'uso della cache per i siti che possono contenere informazioni sull'individuo. Nonostante venga riconosciuto il ruolo essenziale di aggregatore e intermediario di contenuti svolto dai search engine, il Working Party ha come priorità l'utente finale.
Dal punto di vista dei motori di ricerca, invece, l'archiviazione dei dati personali e l'operazione di caching permettono di sviluppare un migliore servizio, perché personalizzato a seconda della storia dell'utente e in grado di fornire le statistiche di utilizzo del sito. Inoltre, i motori di ricerca garantiscono alle autorità eventuali dati nella risoluzione di crimini e di violazioni, un'arma a doppio taglio che baratta sempre la libertà dell'utente con la sete di informazioni personali.
La risposta di Google[Solo gli utenti registrati possono visualizzare tutti i links] . Per il motore di Mountain View, l'attuale politica che mantiene i dati personali per 18 mesi è già perfetta così e non necessita di alcuna modifica. In realtà, dopo 18 mesi Google non cancella i dati ma li rende anonimi e li mantiene così per altri sei mesi. E gli altri motori non sono da meno: [Solo gli utenti registrati possono visualizzare tutti i links] con le politiche di ogni azienda e le confronta, decretando come più corretto nei confronti degli utenti Ask.com che mantiene i dati solo per poche ore e fornisce agli utenti la possibilità di cancellare la propria presenza sui server aziendali in qualsiasi momento.
[Solo gli utenti registrati possono visualizzare tutti i links]