Si ridimensiona l'incidente avvenuto il 6 gennaio nelle acque del Golfo Persico. Il messaggio radio che minacciava di far saltare le unità navali statunitensi che si erano avvicinate alle imbarcazioni iraniane nello stretto di Hormuz potrebbe essere opera di un burlone locale che si diverte a disturbare le comunicazioni tra le navi ed è conosciuto nell'ambiente con il nome di 'Filipino Monkey' (scimmia filippina). Lo scrive il Navy Times.
Venerdì il Pentagono ha diffuso un video di 36 minuti che mostrava immagini dell'incidente, ma non conteneva più il messaggio radio che minacciava di "far esplodere entro qualche minuto" le navi americane di cui gli Stati Uniti avevano parlato poco prima. Giovedì la marina Usa aveva ammesso che era stato "impossibile sapere" se la minaccia era venuta dalle imbarcazioni iraniane, e, secondo il Nay Times, la voce era diversa da quella di un ufficiale iraniano che era entrato in comunicazione radio con l'incrociatore statunitense Uss Port Royal.
Molti specialisti della marina interrogati dal Navy Times hanno fatto l'ipotesi che il messaggio potesse venire dal 'Filipino Monkey', appellativo che nasconde una o più persone, che si diverte ad ascoltare le comunicazioni radio tra le navi per poi entrarvi pronunciando insulti. Secondo un marittimo abituato a navigare nella regione, citato dal giornale, episodi di questo genere si ripetono su tutti i mari del mondo, ma sono senz'altro più frequenti nello stretto di Hormuz in relazione all'importanza del traffico marittimo.
Da Washington, invece, arriva la dichiarazione della Quinta Flotta americana secondo la quale non rappresentavano un pericolo i piccoli oggetti lanciati in mare dalle vedette iraniane. Le ricostruzioni sull'accaduto continuano ad accumularsi, con nuovi dettagli. Il Pentagono ha reso noto che l'episodio non è stato il primo del genere. Altri due incontri ravvicinati analoghi erano avvenuti a dicembre e in un caso era stato anche esploso un colpo di avvertimento.
Ma un'ammissione di una portavoce militare, il comandante di Marina Lydia Robertson, della Quinta Flotta di stanza nel Golfo, sembra ridimensionare la portata del pericolo percepito dagli Usa. Quando i comandanti delle navi da guerra coinvolte nell'incidente hanno visto gli iraniani gettare in mare piccoli oggetti bianchi delle dimensioni di scatole, hanno in un primo momento temuto fossero congegni esplosivi. Ma gli oggetti, secondo la Robertson, si sono rivelati innocui galleggianti.
Un alto ufficiale americano, il vice ammiraglio Kevin Cosgriff, ha inoltre sottolineato che le navi Usa e le vedette iraniane si trovano spesso faccia a faccia e confronti del genere non sono novità.
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